Bononi e il sacro

Progetto Bononi

L'arte e il sacro: la pittura di Carlo Bononi nella Basilica di S.Maria in Vado

Passeggiando sotto le volte della splendida chiesa di Santa Maria in Vado, quello che a prima vista potrebbe sembrare un comune transetto rivela qualcosa di ben più grande e di più geniale.

Si tratta infatti di un vera e propria chiesa che interseca l’imponente Basilica canonicale e che si fonde con questa in maniera mirabile, quasi a voler essere, anche architettonicamente, uno scrigno per custodire la memoria del prodigio che celebra.

Da un lato si trova la volticina che fu intrisa del sangue sprizzato prodigiosamente dall’Ostia, incastonata come una perla nel tempietto del Balbi, creato in seguito all’ampiamento della chiesa voluto da Ercole d’Este.

 

Dall’altro, le fa da contraltare il grande organo, di impianto cinquecentesco, che si erge maestoso per tutto lo spazio della controfacciata.

Il ciclo pittorico ideato dal Bononi attorno al 1617, consacra questo spazio alla memoria ed alla celebrazione del prodigio avvenuto nel lontano 1171, fondendosi nel grande tondo centrale della cupola, proprio ora in restauro, con il tema Mariano che invece è celebrato dalle imponenti tele della navata centrale e del presbiterio della Basilica.

Proprio nel grande ottagono sopra la volticina [1], quasi a voler permettere agli occhi di ogni osservatore di partecipare a quanto avvenuto in quel remoto giorno di Pasqua, ecco la scena del Miracolo, descritta con una veracità che incanta. La vivacità dei colori va di pari passo all’intensità degli sguardi, quasi a voler esprimere, anche pittoricamente, lo sgomento che il prodigio generò negli astanti. La luce che investe gli abiti e li fa brillare nei loro colori sgargianti quasi fa percepire l’ardore spirituale che riempì il cuore di coloro che, attoniti, parteciparono al sacro rito.

Il legame con lo spazio sacro sottostante emerge con evidenza: ciò che sotto è ormai memoria di un fatto avvenuto secoli fa, nel dipinto del soffitto rivive in un eterno presente, grazie alla narrazione pittorica che il Bononi immortala.

Allo stesso tempo gli effetti del prodigio che il genio magnificamente dipinge sulla tela sono tuttora presenti e visibili, proprio nel cuore del tempietto rinascimentale: l’abside che nel quadro è posta dietro al sacerdote attonito è proprio la stessa che si può vedere e a cui si può accedere con le due scalinate che congiungono l’altare alla volta del miracolo.

 

Le gocce di sangue che sprizzano dall’ostia del dipinto sono talmente corrispondenti alle macchie ancora visibili sull’intonaco, sopravvissuto alle vicissitudini del tempo, che è quasi possibile immaginare i lunghi momenti passati in religioso silenzio dal Bononi prima di mettere mano all’opera.

Quale scalpore abbia destato il prodigio avvenuto, l’occhio stesso lo percepisce quando, superata la cupola, si sofferma sull’altro spazio del transetto: sopra l’imponente cassa settecentesca dell’organo, un secondo ottagono [3] racconta il perdono offerto dall’Arcivescovo di Ravenna a quel povero sacerdote che, senza volerlo e saperlo, avrebbe reso celebre e grande lungo i secoli la piccola cappella di Santa Maria e offerto al Bononi la possibilità di dare straordinaria prova del suo ingegno e, certamente, anche della sua fede.

 

Ciò che lega queste due tele non è solo una sequenza temporale di avvenimenti, dal miracolo avvenuto forse per poca fede del sacerdote celebrante all’assoluzione offerta in seguito dal vescovo. La pittura qui si fonde con la teologia e diviene catechesi sacramentale, vera e propria “theologia pauperum” come avveniva in passato per i grandi affreschi raffiguranti scene bibliche che, dipinti sulle pareti delle cattedrali medievali, diventavano “biblia pauperum”, la bibbia alla portata dei semplici. Carlo Bononi si rivela così non soltanto straordinario pittore ma quasi fine teologo: Eucarestia e perdono dei peccati sono i grandi sacramenti necessari ad ogni uomo per rialzarsi da ogni caduta e per ricevere l’alimento spirituale per una vita divina, e qui si trovano uniti ed accostati nel grande spazio che incastona la finta cupola dipinta.

 

Al suo interno, nel grande occhio centrale [2], di cui è in atto il restauro, è raffigurata Maria mentre viene incoronata regina del cielo e della terra nella gloria della Trinità. Lungi dall’essere una rottura del progetto iconografico del transetto, questo magnifico tondo ne è piuttosto il naturale compimento: proprio perché il corpo e il sangue di Cristo offerti sull’altare e nascosti nel mistero dell’Eucarestia salvano dalla morte, conseguenza del peccato, ed uniscono chi li riceve alla gloria del cielo e lo conducono all’altezza della partecipazione alla vita divina [6], così Maria è colei che, avendo partecipato in maniera specialissima all’offerta del corpo e sangue del suo Figlio per la salvezza degli uomini, è la prima a parteciparne e goderne i frutti essendo associata in maniera straordinaria alla gloria del suo creatore [4, 5].

È Maria nel cuore del Mistero, come è nel cuore della struttura della Basilica e nel cuore del progetto iconografico ideato dal Bononi.

 

Don Emanuele Lonardi, vice-parroco della Basilica dell’Annunciazione di S.Maria in Vado, Fraternità sacerdotale della Familia Christi

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